Fare mondo, dire Rio.

 

Mi immergo nei colori della Libreria Ambarabacicicoco’, a Corato, dove sono stato invitato dalla libraria Giada Filannino, e da Graziana Curci del circolo Arci “La Locomotiva”, a presentare il mio libro “Rio” (Ensemble Edizioni, 2015).

I colori sono la prima cosa che mi colpisce. Sono tanti, vividi e pieni, e invitano a restare. Non si tratta del solito caos cromatico, ma ogni oggetto – dai libri, ai pupazzi di tessuto, alle creazioni di cartone – racconta una storia ed è parte di una storia, perfettamente incastrati come gli elementi di una fiaba: ognuno dev’essere al suo posto, perché suoni bene. E nella libreria di Giada tutto suona bene.

Presentare “Rio” non è mai semplice. Perché, come sa chi ha letto questo libro, non si tratta di una storia che inizia e finisce, di un romanzo breve da divorare compulsivamente per poi passare ad altro. Bisogna darsi il tempo. Bisogna prendersi il tempo. Quand’anche la lettura duri poche ore. Bisogna lasciare che questa storia – queste quattro storie intrecciate – ti leggano dentro mentre le leggi, e allora sì, puoi dire di aver letto il libro. Questo, Giada lo sa. L’ha capito subito e, presentandomi al pubblico di lettrici e lettori, lo racconta bene. E, dopo avermi chiesto del mio percorso di studi – del rapporto tra la Letteratura e la Medicina, entriamo nel vivo. Giada ha preparato per me una serie di belle domande, alcune decisamente impegnative, ed è un piacere ragionare insieme – ascoltare e sentirmi ascoltato – intorno alle tematiche che mi sono care: la migrazione, il movimento, il contatto, il dialogo. E insistere sulla nozione del faire mond, del fare mondo, che spiego raccontando del mio incontro con quella meravigliosa donna che è Biancamaria Bruno, autrice della prefazione del mio libro e portatrice della storia trentennale della rivista culturale Lettera Internazionale, che ha diretto nell’edizione italiana e la cui lettura è fondamentale per tutti noi.

rioaccorato

E poi abbassiamo le luci, e facciamo partire la musica. Io e mio fratello Pasquale, seduti l’uno a fianco all’altro, leggiamo alcuni passaggi di Rio. Questo è più di un reading, per me. È la prima volta, nonostante collaboriamo da tanti anni, che penso a una lettura con le nostre sole due voci, la mia e di mio fratello, e la realizziamo così, semplicemente. Con tutta l’emozione di cui siamo capaci: in noi, per noi, e tutta rivolta al pubblico, trasmessa, comunicata a tutti. E di personaggio in storia, di pagina in momento, le nostre voci ridipingono, rappresentano, amplificano il mondo che ho costruito nel libro. E, quasi alla fine, Pasquale gira la sedia verso di me e canta. Canta per me, canta per Rio, canta per tutto il pubblico. Canta una canzone che gli ho chiesto: scrive con la voce. Ama con la sua voce. come quando ero piccolo e lo ascoltavo cantare: quanto della mia scrittura è nato in quei momenti, senza che io lo sapessi! Adesso è qui. Abbattendo la frontiera del tempo e del pudore che mi impedisce così spesso di parlare di ciò che più intimamente sono e sento, condivido questa emozione e sento che la scrittura, ancora una volta, mi restituisce tutta la libertà che posso.

 

Testo di Niky D’Attoma.

Fotografia di Arturo Del Muscio.

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